A 25 anni esatti dalla chiusura dell'Eternit di Casale Monferrato e a due dall'inizio del processo di Torino contro i proprietari della multinazionale svizzera, accusati di disastro doloso e omissione di misure di soccorso, esce 'Casale Monferrato, la polvere che uccide - Voci dalla Chernobyl italiana' (163 pagg, Ediesse ed., 10 euro), un libro di Guido Iocca che raccoglie le testimonianze di dieci ex lavoratori dello stabilimento, quasi tutti ammalati di asbestosi, e di dieci abitanti della città piemontese colpiti da infermità ancora più insidiose, soprattutto mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare.
Sconvolgenti i numeri del processo di Torino: 2.200 le vittime dell'amianto, 700 malati di asbestosi, oltre 6.000 costituzioni di parte civile e una platea di legali composta da 150 avvocati. L'epicentro della tragedia è stato proprio a Casale Monferrato che con i suoi 1.500 morti, tra lavoratori e cittadini, ha pagato il tributo più alto. E che purtroppo non si è ancora esaurito, visto che l'incubazione del mesotelioma può durare anche 30-40 anni.
«Quella di Casale Monferrato -scrive la leader della Cgil Susanna Camusso nella prefazione del libro- è una vicenda esemplare sotto molti profili». Il sindacato, dice Camusso, ha rifiutato «il ricatto di dover accettare insostenibili condizioni di rischio pur di mantenere l'occupazione». «Una scelta dura e difficile, ma corrispondente a una grande visione strategica in cui la salute è stata davvero e concertamente concepita come bene individuale ma anche un interesse della collettività». Dal libro emerge un quadro sconvolgente: in fabbrica, soprusi all'ordine del giorno da parte di una proprietà che, consapevole del pericolo, non si limitava a far convivere i suoi dipendenti con l'amianto, ma li costringeva a condizioni di lavoro disumane, in ambienti malsani e con in più la continua minaccia di punizioni per chi osava alzare la testa. Fuori dalla fabbrica, un'intera comunità cittadina tenuta per anni all'insaputa dei rischi derivanti dall'esposizione alla fibra avvelenata.
«A tutte queste persone -scrive Camusso- il sindacato è stato da sempre molto vicino. Con le iniziative di protesta e con la mobilitazione, ma anche con il paziente e faticoso lavoro, giorno dopo giorno in fabbrica e nel territorio». «All'origine della vertenza Casale -conclude la leader della Cgil- c'è l'impegno dell'Inca che con la sua silenziosa e assidua e competente opera di tutela dei lavoratori, ha fatto emergere le tremende malattie causate dall'amianto e ha saputo trasformare una problematica in un'azione di difesa contro i torti di massa». (Lab/Ct/Adnkronos)
Fonte: ansa
Si chiude con un bilancio tragico la giornata lavorativa, che archivia ben 6 morti: cinque operai - uno a Borgo Isonzo, in provincia di Latina, due a Vipiteno, uno in provincia dell'Aquila, un altro a Marina di Carrara - e un pescatore a Chioggia. Un operaio romeno di 25 anni è morto sul colpo dopo essere precipitato da un'altezza di circa sei metri dal tetto di un capannone industriale a Borgo Isonzo, vicino Latina. Secondo una prima ricostruzione l'operaio stava eseguendo lavori di manutenzione in un capannone di un'azienda metallurgica per conto di una ditta esterna. L'uomo, è stato riferito, si trovava sul tetto di un capannone quando, per cause ancora da accertare, è scivolato cadendo a terra. Sul caso sta indagando la polizia e la Asl di Latina.
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È morto sul colpo Giuseppe Esposito, l'operaio di 37 anni, che questo pomeriggio è precipitato da un'altezza di 12 metri mentre lavorava in un cantiere di Formia, in località Penitro. L'uomo ha perso l'equilibro mentre installava alcuni pannelli fotovoltaici in un capannone di una ditta della zona industriale di Formia, specializzata nella manutenzione di cassonetti dei rifiuti.
Marsala: Incidente sul lavoro mortale stamani a Marsala, in provincia di Trapani. Un uomo di 37 anni, Angelo Vitello, è precipitato dal settimo piano dell'ospedale, schiantandosi al suolo. La vittima è morta sul colpo
Oristano: Un operaio di 42 anni, Ettori Loi, di Cabras, è morto questo pomeriggio in un'azienda agricola nelle campagne del Sinis, sulla strada per la località di Mari Ermi. L'uomo, secondo una prima ricostruzione del fatto, stava tentando di spostare una pompa sommersa utilizzando un palanchino: per cause in corso di accertamento, uno spigolo tagliente della leva lo avrebbe colpito alla gola, recidendogli la carotide
Aosta: Non ce l'ha fatta Mario Mascaro, 35 anni di Aosta, l'operaio della ditta Ecoval che intorno alle 12 di oggi era precipitato da un'altezza di circa 10 metri in un cantiere di Arnad. Il giovane stava mettendo alcune reti di protezione a un masso, nell'ambito dei lavori di bonifica per la realizzazione di una pista trattorabile.
Chissà se i padroni che all'assemblea di Confindustria hanno applaudito il dirigente della Thyssen giudicato colpevole di omicidio volontario per la strage di Torino hanno il coraggio di applaudire questi eroi che sono costretti a morire per il pane.
"Ho trovato davvero fuori luogo l'applauso all'ad della Thyssen visto che la sicurezza sul lavoro è un problema vero che interessa tutti i lavoratori e i cittadini. E poi ho trovato una certa arroganza professorale nell'intervento della leader di Confindustria, secondo uno stile, non rimpianto, che fu del suo predecessore Montezemolo, che quello stesso stile adesso vorrebbe portarlo in politica". Così anche il ministro Calderoli commenta l’intervento della Mercegaglia e soprattutto l’applauso vergognoso tributato ieri dalla platea di Confindustria all’a.d. della ThyssenKrupp, condannato a 16 anni e mezzo per l’omicidio di sette operai.
Evidentemente attaccare giudici e sentenze è un vizio di tanta parte della classe dirigente ed imprenditoriale italiana, quegli imprenditori che dovrebbero interessarsi della sicurezza sui luoghi di lavoro e non impegnarsi a trovare il modo per eludere le leggi e le norme esistenti e cercare di risparmiare sulla pelle dei lavoratori.
Per i familiari dei sette operai morti nel rogo e per gli ex operai della Thyssen, riuniti nell’Associazione Legami d’acciaio, sono “gravissime la posizione e le dichiarazioni di Confindustria ed in particolare del Presidente Marcegaglia rilasciate ieri a difesa dell’applauso reso in solidarietà all’ad della ThyssenKrupp H. Espenhahn, recentemente condannato in primo grado a 16 anni e mezzo per la morte dei 7 lavoratori nel rogo di Torino. Confindustria, anziché prendere le distanze dagli assassini della ThyssenKrupp, che non hanno esitato a lucrare ignobilmente sulla pelle dei lavoratori, esprime loro solidarietà e vicinanza, dimenticando il terribile calvario patito dalle vittime e dai loro familiari e parenti, dimostrando un cinico disprezzo verso la vita dei lavoratori”.
L’applauso vergognoso e indegno di un Paese civile a chi a causato la strage di 7 operai, nonostante il tentativo tardivo di scuse della Mercegaglia, conferma l’atteggiamento diffuso tra gli imprenditori, grandi e piccoli, che è meglio avere meno norme e controlli sulla sicurezza, che si va ad investire dove questi non ci sono, e che alla fine chi deve stare attento è il lavoratore e non chi organizza il lavoro e ne detiene i mezzi e decide tempi e condizioni di lavoro, manutenzione di mezzi ed impianti. Siamo con l’Associazione Legami d’acciaio nel ritenere che “la sicurezza nei luoghi di lavoro è un obbligo delle Imprese e delle Istituzioni e non può essere delegata in alcun modo ai lavoratori”.
E poi ci chiediamo quando Confindustria tributerà un applauso a Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi, morti da semplici lavoratori a causa dell'incuria altrui e di calcoli fatti a tavolino per produrre e risparmiare.
Alessandra Valentini
Fonte: LUISA GRION - la repubblica
Sindacati e Lega contro gli applausi al manager condannato. I familiari: vittime disprezzate. Calderoli:"Gesto che insulta i morti" Marcegaglia: "Impegno assoluto per la sicurezza". Cgil, Cisl e Uil unite nella polemica verso la confederazione degli imprenditori
Era la notte fra il 5 e il 6 dicembre del 2007, nel drammatico incendio persero la vita sette operai: la Corte di Cassazione con una sentenza definita «storica» ha deciso che si trattò di omicidio volontario.
Ma per gli imprenditori italiani che la Confindustria ha appena riunito a Bergamo non è così: l´associazione ha invitato Espenhahn all´assise e la platea ha apprezzato il suo intervento, «molto applaudito» secondo le parole della presidente Marcegaglia. La leader stessa, pur «se con rispetto e referenza per i morti e le loro famiglie», ha parlato a sua volta di «unicum che non ha precedenti in Europa» e di un atteggiamento che, «se dovesse prevalere, allontanerebbe gli investimenti esteri e metterebbe a repentaglio la sopravvivenza del nostro sistema industriale».
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Con l'applauso di solidarietà all'ad della ThyssenKrupp Herald Espenhahn, recentemente condannato in primo grado a 16 anni e mezzo per la morte dei sette lavoratori nel rogo di Torino, la Confindustria dimostra «un cinico disprezzo verso la vita dei lavoratori»: lo sostiene l'associazione Legami d'Acciaio, che riunisce i familiari delle vittime ed ex operai ThyssenKrupp Torino. Nel definire «gravissime la posizione e le dichiarazioni di Confindustria, in particolare del Presidente Emma Marcegaglia», l'associazione afferma che «Confindustria, anzichè prendere le distanze dagli assassini della ThyssenKrupp, che - a suo parere - non hanno esitato a lucrare ignobilmente sulla pelle dei lavoratori, esprime loro solidarietà e vicinanza, dimenticando il terribile calvario patito dalle vittime e dai loro familiari e parenti, dimostrando un cinico disprezzo verso la vita dei lavoratori».
L'associazione sostiene che i sette operai sono stati «uccisi in nome del profitto» e afferma che «le parole della Marcegaglia lasciano intendere che sarebbe più conveniente investire laddove norme e controlli in fatto di sicurezza sul lavoro siano meno vincolanti per le imprese». «Queste - scrive l'associazione dei familiari delle vittime di Toirno - le orribili aspettative che i vari Marcegaglia, Espenhahn, Marchionne, Carbonato, Di Girolamo e Cicchitto vorrebbero veder avverarsi in questo Paese. La scelta sembra essere: impunità o delocalizzare dove si può uccidere senza subire processi?» «Non possiamo che ritenerci profondamente indignati e offesi da tali dichiarazioni - conclude l'associazione - La sicurezza nei luoghi di lavoro è un obbligo delle imprese e delle istituzioni e non può essere delegata in alcun modo ai lavoratori e chi non rispetta le norme e uccide in nome del profitto deve pagare. Continueremo a portare avanti la lotta per avere non solo giustizia ma un lavoro sicuro e dignitoso per tutti i lavoratori». (ANSA)
ROMA - Emma Marcegaglia chiama gli industriali alla conta, misura il consenso, cerca un mandato pieno dalla platea di 5.700 imprenditori alle Assise generali di Confindustria a Bergamo. Che sono stati chiamati a votare punto su punto, scegliendo tra varie opzioni (il voto è avvenuto con un messaggio sms), le proposte che la presidente di Confindustria poi rilancerà, come preannunciato, in una agenda di priorità da proporre alla politica.
SENTENZA THYSSEN - Uno dei temi caldi toccati da Emma Marcegaglia nel suo intervento è legato alla condanna a 16 anni per Harald Espenhahn per il rogo della Thyssen. «È un unicum in Europa. Una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe investimenti esteri mettendo a repentaglio la sopravvivenza del sistema produttivo. È un tema che va guardato con grande attenzione, nel massimo rispetto per la sicurezza sul lavoro, ma una cosa di questo tipo se dovesse prevalere allontanerebbe gli investimenti dall'Italia», ha detto il presidente di Confindustria nel corso della conferenza stampa. La Marcegaglia ha poi sottolineato che le Assise hanno ribadito «il massimo impegno per la sicurezza, ogni morte sul lavoro è una sconfitta».
RIFORME - La Marcegaglia ha poi rivolto un invito al governo: «Chiediamo poche riforme chiare, non sussidi, non incentivi, non aiuti. Chiediamo invece grandi riforme che permettano allo Stato di ridursi e di funzionare meglio». E ancora: «Lo Stato privatizzi la gestione dell'Ice. Noi, come Confindustria, ci candidiamo a prenderla in considerazione».
SINDACATO - Sul fronte della dialettica con il sindacato la Marcegaglia ha detto che «non siamo interessati a dividere il sindacato come ha detto il segretario della Cgil Camusso anzi, tutto il contrario».
Fonte: corriere.it
Dopo tre settimane dalla nostra Lettera aperta ai Candidati Sindaco e dopo una iniziale e formale, per quanto generica, disponibilità ad incontrarci, i lavoratori della ThyssenKrupp ancora in Cigs dal marzo 2010 (di fatto da 3 anni e mezzo senza lavoro!) ancora aspettano di incontrare i Candidati.
Visto, come si suol dire che "La speranza è l'ultima a morire", prima del Voto sarebbe gradito oltreché doveroso da parte Loro, incontrarci per poterci dare la possibilità di raccontare i nostri problemi, la vicenda e l'ingiustizia perpetrata ai nostri danni da alcune aziende ex municipalizzate con la compromettente partecipazione dell'Amministrazione Comunale, in seno all'Assessorato al Lavoro del Comune e magari cercare di affrontare e risolvere la questione.
In verità qualcuno si è visto, e l'unico incontro avvenuto è quello di ieri con il Candidato Juri Bossuto per la Federazione della Sinistra, che al di là di prese di posizione, di preoccupazione per i fatti successi e dichiarazioni di solidarietà ha garantito il suo impegno per far luce sulla vicenda ed il ruolo avuto dall'Amministrazione uscente, qualora fosse eletto e qualunque sarà il ruolo che ricoprirà.
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Fonte: kataweb
Il pm di Milano Maurizio Ascione ha chiesto al gup Luigi Varanelli di mandare a processo dieci ex dirigenti dello stabilimento milanese Pirelli di viale Sarca accusati di omicidio colposo aggravato e lesioni colpose in relazione ad una ventina di casi di operai morti di mesotelioma o di altre forme tumorali per l'esposizione all'amianto all'interno della fabbrica. In particolare, agli ex dirigenti Pirelli, componenti del cda di Pirelli Spa o amministratori delegati tra il 1979 e il 1988, vengono contestati 21 casi tra omicidi e lesioni, per i tumori che hanno colpito gli operai, i quali, durante il loro lavoro dentro allo stabilimento, erano esposti all'amianto senza alcun sistema di protezione .
Fonte: ansa

ROMA - La condanna di tutti e cinque gli imputati, accusati di omicidio colposo plurimo, e una multa di 800 mila euro per la Saras: queste le richieste del pubblico ministero Emanuele Secci al processo per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch, il 26 maggio del 2009. Il magistrato ha parlato per più di 3 ore sollecitando 2 anni e 8 mesi rispettivamente per Dario Scafardi, direttore della raffineria, e Antioco Mario Gregu, direttore delle operazioni industriali.
Due anni e 4 mesi, invece, la condanna chiesta per Guido Grosso, responsabile dello stabilimento; due anni e 2 mesi per Antonello Atzori, responsabile dell'area dove morirono i tre operai; un anno per il legale rappresentante della Comesa, Francesco Ledda, la ditta di cui erano dipendenti le vittime. Chiamata in causa anche la Saras, con Gian Marco Moratti, in base alla nuova legge sulla responsabilità amministrativa delle aziende in presenza di incidenti: è la prima volta che accade in Sardegna. Il pubblico ministero, in questo caso, ha chiesto una multa di 800 mila euro. Il processo prosegue con le parti civili: gli avvocati Carlo Amat per la Fiom e Michele Schirò per la Cgil.
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ROMA, 17 APR - Il processo che inizia domani al Tribunale di Cagliari nei confronti dei vertici della Saras, rinviati a giudizio con l'accusa di omicidio colposo per l'incidente alla raffineria di Sarroch del 26 maggio 2009, rappresenta per molti versi un procedimento-apripista per altri casi che hanno fatto scalpore nel Paese. Sui quali c'è forte attesa dopo la sentenza di Torino per il processo ThyssenKrupp, che ha equiparato la morte sul lavoro di 7 operai a omicidio volontario. Nell'impianto di Sarroch in una cisterna morirono per esalazioni di gas 3 operai di una ditta di appalto esterna.
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