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Studenti

I nostri perché!

I nostri perché!

Volantino distribuito dagli studenti del Kollettivo Studenti Autorganizzati sabato 17 aprile 2010 durante il presidio organizzato da A.L.A.TO. a difesa dell'articolo 18.

Perchè oggi siamo qui? La domanda lampante e immediata osservando le motivazioni per cui è stato indetto questo presidio è: <<Che diamine ci fanno gli studenti in piazza oggi con i lavoratori?>> Di risposte ce n’è molte di più di quanto se ne possano immaginare… Le nostre risposte più palesi sono tre e sono fortemente interlacciate tra di loro sotto ogni aspetto. La prima risposta è molto concreta e pratica: siamo scesi in piazza a fianco dei lavoratori poiché nello stesso progetto di legge del Collegato Lavoro vi è inserito l’emendamento Cazzola. In cosa consiste questo emendamento? In sostanza l’ultimo anno di scuola dell’obbligo potrà essere sostituito dallo studente con un anno di apprendistato, in pratica la soglia di età a cui si potranno lasciare gli studi sarà diminuita di un anno. Dal nostro punto di vista questa norma si inserisce tra gli obbiettivi di quel mercato basato sul precariato sociale che si ricicla con il perpetuarsi della crisi. L’apprendistato infatti corrisponde a quello che oggi viene chiamato stage, e esattamente come lo stage è privo di alcun tipo di retribuzione. Allora qual è l’obbiettivo palese del padronato in questa manovra? Avere una manodopera senza nessuna istruzione (nemmeno quella fornita dallo stesso capitale!) che lavori gratuitamente per un anno al servizio dell’impresa senza nessuna garanzia di futura assunzione o di stipendio. Questo progetto è atto a parcellizzare e atomizzare ancora di più quello che è il neo-proletariato giovanile distinguendo quindi tra chi si avvierà immediatamente e senza alcuna formazione (neppure di cultura-merce) al lavoro precario e “flessibile” (di quella flessibilità tanto piacevole al mercato quanto spiacevole al lavoratore), chi imboccherà una strada tecnico-professionale in quanto forza-lavoro formata e chi andrà ad assumere il ruolo (certo non meno alienante, poco retribuito e precario) del lavoratore cognitivo dedito al problem-solving. Sicuramente in questa norma si può anche intravedere la necessità di isolare gli elementi meno “normalizzati” del sistema sociale e quindi di più facile conflittualità al fine di isolarli e reinvestirli nel mondo del lavoro. Così facendo si ottimizza il lavoro precario, si frammenta la classe giovanile (matrice maggioritaria del conflitto iper-moderno) e si radicalizza la “castizzazione” del sistema sociale. Proprio in questa prospettiva scendiamo in piazza anche come studenti contro il collegato lavoro e per la difesa e l’estensione a tutti dell’art.18. Infatti siamo ben coscienti che in un domani toccherà a noi confrontarci con la precarietà e con la sintomatica e inguaribile insicurezza cronica che solca l’era del pensiero fluido. In questo contesto contro le incertezze funzionali a chi governa, a chi controlla, a chi guadagna sulle nostre spalle, a chi comanda, a chi possiede poniamo le certezze della nostra lotta e della nostra voglia di rivalsa contro e altra. Il terzo motivo per cui scendiamo in piazza è congeniale a quello che è l’aspetto in sé del conflitto, infatti le lotte per condizioni migliori di lavoro, per il salario, per la casa, le lotte dei migranti sono lotte che partono dai bisogni. E proprio dai bisogni nasce la necessità comune di movimento. Della formazione di un blocco sociale figlio di soggetti diversi capace di modificare e distruggere le dinamiche del capitale. Proprio dai bisogni nasce il bi-sogno di ricomporre una classe sociale capace di inceppare i meccanismi produttivi e riproduttivi nel contesto del mercato a cui siamo soggetti. Quindi anche oggi gli studenti sono qui per affermare più che mai la necessità di un mondo di spazi e evidenze a misura umana, la necessità di una socialità alternativa e quella attuale.

E se oggi da giovani vi facciamo tremare, domani da adulti chissà che succederà…

Kollettivo Studenti Autorganizzati

 
 
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