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Politica

BERSANI E FASSINO PER LA REPRESSIONE DELLA PROTESTA NO TAV


News image TAV,BERSANI: "I FATTI DI QUESTE ORE CHE VEDONO LE FORZE DELL'ORDINE VIOLENTEMENTE ATTACCATE SONO DA CONDANNARE SENZA EQUIVOCI"

‎"I fatti che avvengono in queste ore in Val di Susa con le forze dell'ordine attaccate violentemente mentre difendono il cantiere, sono allarmanti e assolutamente inaccettabili". Lo ha sottolineato in una nota il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. ..."Qui non si tratta più di come si fa una ferrovia. Qui si tratta - ha aggiunto - di come funziona una democrazia. Isolare, condannare la violenza e ripudiarne ogni presunta giustificazione è un dovere elementare di tutte le forze politiche e delle persone civili. Su questo concetto non è per noi tollerabile nessun equivoco".

Tav/Fassino:No violenze,in democrazia si usano parole non pietre

Roma, 3 lug. (TMNews) - "Non è tollerabile che la Val di Susa venga letteralmente presa in ostaggio da gruppi di violenti che hanno militarizzato la protesta e teorizzano la guerra civile". Lo ha detto in una nota Piero Fassino, sindaco di Torino, esprimendo la propria condanna per gli episodi di violenza. "E' legittimo - ha aggiunto - dissentire dalla realizzazione di una grande opera pubblica ma in una democrazia lo si fa con la ragione e con le parole. Chi ricorre ai bastoni e alle pietre non deve trovare alcuna giustificazione".

I lacrimogeni e i manganelli sono bipartisan!
 

 

No-Tav, Ferrero: Popolazione dice NO alla TAV. Occupazione militare zona è origine scontri


News image "Oggi sono stato alla grande manifestazione a Chiomonte dove la popolazione della Val di Susa ha mostrato per l'ennesima volta il suo NO alla TAV. Il governo dovrebbe prenderne atto e interrompere immediatamente i lavori invece di comportarsi come una forza di occupazione militare. Occupazione militare che è all'origine degli scontri di oggi". Paolo Ferrero sul suo profilo facebook

 

La banda degli onesti

 

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di Andrea Fabozzi (il manifesto del 03/07/2011)

Alfano segretario del PDL. Il tramonto di un partito che si regge sul "sorriso" di Berlusconi...

Il nuovo corso di Angelino Alfano
«Con onestà dobbiamo dire che non tutti sono perseguitati». Nel primo discorso da segretario del Popolo delle libertà, recitato rivolgendosi direttamente a Silvio Berlusconi, Alfano ha tracciato una distinzione ideale. Da una parte il fondatore e padrone, inattaccabile: «Lei presidente è veramente un perseguitato dalla giustizia». Dall'altra il resto del partito che potrebbe pagare qualche prezzo se l'operazione trasparenza dovesse partire sul serio. Ripulire le gerarchie berlusconiane è il classico vasto programma, Alfano sembra riconoscerlo visto che ne parla come un obiettivo: «Dobbiamo lavorare a un partito degli onesti». Accanto a lui Denis Verdini, indagato all'Aquila e a Firenze.
Il ministro della giustizia che tra le altre cose ha firmato il lodo Alfano, un'ipotesi di riforma del codice penale che frena i pm e libera la polizia giudiziaria, la legge sulle intercettazioni, le ispezioni ministeriali alle procure che disturbano il cavaliere, non ha certo le carte in regola per presentarsi come la bandiera della legalità tra gli infedeli. Ma qui non si parla di convinzione quanto di opportunità.

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Il nostro riformismo

di UGO MATTEI - IL MANIFESTO del 23 GIUGNO 2011
Le urne referendarie hanno sancito la nascita di un nuovo blocco sociale che sostiene un'idea di riforme opposta a quella che sostengono i partiti. Ma nel dibattito pubblico predomina ancora la vecchia politica

Brutte nubi si addensano sulla democrazia italiana. I rappresentanti del blocco sociale perdente a Napoli, Milano e soprattutto ai referendum fingono di non aver capito la lezione. La maggioranza parlamentare, sconfitta sonoramente alle urne, si arrocca intorno al Decreto Sviluppo che "passa" largamente, nonostante l'evidente fibrillazione politica di questi giorni. Bossi, che non sembra azzeccare più un colpo, potrebbe aver mollato il ministro dell'Economia, cosa che, per fortuna, dovrebbe mettere in soffitta l'ipotesi\\incubo ventilata da Ida Dominijanni su questo giornale, ossia di un Tremonti a maggioranza alternativa «tutti tranne Berlusconi» per «fare le riforme» alla greca (cioè dissanguare il popolo) prima del voto. La distorsione tipica di una democrazia rappresentativa che non rappresenta si presenta così in Italia come un caso di scuola. Il governo (ma direi in realtà la classe politica), quanto mai debole nel paese, si rafforza in Parlamento anche perché l'opposizione non ha alcuna voglia di mantenere alta la pressione. Per questo dobbiamo dire chiaro e forte che ad arroccarsi non è la maggioranza ma il "blocco sociale" sconfitto, fatto di uomini, figli della "fine della storia" che portano avanti un'idea di riforme ormai bocciata dalla maggioranza del paese.

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La guerra (in)utile

di Fabio Amato (Liberazione del 23 giugno 2011)

Il titolo non inganni. Siamo sempre e ostinatamente contrari alla guerra. Quella alla Libia come quella in Afghanistan. Ma visto che in questi anni l’imperialismo e le agenzie informative al suo servizio, quelle che fabbricano mostri alla bisogna (sia ben inteso, riconoscere il ruolo di queste agenzie nella campagna mediatica per giustificare le guerre non significa fare dei loro obiettivi dei santi) si sono ben esercitate nell’affiancare aggettivi che aiutassero ad addolcire l’amaro boccone alle opinioni pubbliche occidentali, ne proponiamo uno noi: la guerra “utile”. Utile per i pescecani che si azzanneranno per spartirsi le ricchezze della Libia; utile per i signori della guerra che in Afghanistan hanno fatto fortune sulla pelle dei civili vittime dei bombardamenti Nato o degli attentati; utile all’industria militare statunitense e mondiale, con i profitti che salgono e le commesse in armamenti che crescono in tutto il mondo.

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Luciano Gallino: Democrazia e grande impresa

 

La democrazia, si legge nei manuali, è una forma di governo in cui tutti i membri di una collettività hanno sia il diritto, sia la possibilità materiale di partecipare alla formulazione delle decisioni di maggior rilievo che toccano la loro esistenza. La possibilità di intervenire nel processo decisionale, di avere voce nelle decisioni che contano, si può realizzare sia con la partecipazione diretta, sia attraverso forme di rappresentanza.

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TAV: SAITTA, STUPISCE ATTEGGIAMENTO DELLA FIOM - FIOM: NO TAV DEMOCRATICI E NON VIOLENTI

Torino, 20 giu. - (Adnkronos) - «Mi stupisce l' atteggiamento di un sindacato importante e storico come la Fiom che sostiene gli attivisti No Tav nelle loro azioni totalmente illegali» . Lo ha detto il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, intervenendo all' assemblea di Confindustria a Torino. «I No Tav - ha aggiunto - non sono certamente paragonabili ai partigiani della lotta di liberazione dal nazifascismo e mi stupisce molto l' equivoco in cui la Fiom è caduta condividendo il loro presidio contro l' avvio del cantiere e quindi contro i lavoratori delle aziende della valle di Susa» .

(ANSA) - TORINO, 20 GIU - «Il movimento No Tav è popolare, democratico e non violento. Sbaglia chi pensa di relegarlo a una minoranza estremista perchè non lo conosce». Così Giorgio Airaudo e Federico Bellono della Fiom replicano alle critiche sollevate durante l'assemblea degli industriali torinesi. «Il coraggio imprenditoriale - affermano - dovrebbe prevedere l'assunzione di responsabilità con investimenti in proprio e non nascondendosi dietro improbabili investimenti pubblici che non arriveranno mai. Se le risorse pubbliche esistono vanno impegnate sul terreno dei beni comuni, come insegna l'esito dei referendum e non in speculazioni». «La Fiom - concludono Airaudo e Bellono - è per difendere i posti di lavoro, innovando i prodotti con un modello di sviluppo sostenibile, mentre per adesso le imprese torinesi stanno generando cassa integrazione e chiusure di stabilimenti. Il territorio torinese è a rischio di deindustrializzazioni non perchè gli operai lavorano troppo poco o male, ma perchè gli imprenditori scappano. Si abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità». (ANSA).

 

Politica e società nel movimento operaio e socialista - di Pino Ferraris

Appunti per una traccia storica


Una vasta area di raggruppamenti sociali impegnati nella sperimentazione di nuove pratiche sociali (volontariato, cittadinanza attiva), in iniziative di economia solidale (commercio equo e solidale, banca etica, cooperative sociali) e in esperienze di neo-mutualismo e auto-aiuto, esprime una rinnovata domanda di storia, va cercando punti di riferimento in un’“altra tradizione” della sinistra.
Questo avviene mentre assistiamo ad una gigantesca e irresponsabile liquidazione e svendita del patrimonio di memoria dei duecento anni di ricche e tormentate vicende del movimento operaio e socialista europeo.

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REFERENDUM, VIGNETTA DI VAURO

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Paolo Cantelli, Leonardo Paggi: IL CAPITALE D'ITALIA

La crisi della coesione territoriale e della democrazia è fortemente intrecciata con il declino del capitalismo familiare, incapace di fronteggiare i problemi posti al sistema economico e politico dalla globalizzazione.

Crisi della nazione o crisi della democrazia? È la domanda che ci si pone domanda a proposito dell'insorgere di una questione settentrionale, che continua ad improntare tutti gli sviluppi politici del paese. La nostra risposta è assai netta. All'inizio degli anni Novanta una parte importante e rappresentativa della storiografia italiana interpreta l'insorgere di spinte separatiste come segno di una crisi della identità nazionale riconducibile in ultima analisi alla Resistenza e alla scarsa rappresentatività politica dell'antifascismo. Il tema, rimasto da allora in vigore, ha influenzato notevolmente la stessa impostazione delle celebrazioni del 150esimo anniversiario dell'Unità d'Italia. Le divisioni e le fratture che squassano il paese vanno cercate altrove, ossia in una crisi profonda della democrazia repubblicana che prende inequivocabilmente le mosse dai primi anni Ottanta e che è tuttora in pieno svolgimento.
L'attuale disagio, in altri termini, più che del risorgere di una carenza identitaria del paese, ci parla di una crisi profonda dell'unità nazionale, che non nasce da stagnazione, ma da un incalzante sviluppo del capitalismo internazionale che è venuto mutando tutte le regole del gioco su cui si era fondata la nostra democrazia repubblicana, e a cui il paese non è riuscito a dare risposte adeguate.

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Intervista a Ferrarotti: I nostri giovani azzerati, produciamo ricchezza come i cadaveri

di FRANCESCO PATERNÒ - IL MANIFESTO del 24 MAGGIO 2011
800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. Si tratta dell'8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato. Il sociologo Franco Ferrarotti: «Fino a quando reggeranno le fa. «Il paese è affetto da una crisi di orientamento. E basta col tabù del lavoro intellettuale-manuale»

Il sociologo Franco Ferrarotti ha anticipato la fotografia Istat della situazione del nostro paese - e dei suoi giovani in particolare - nel suo ultimo recente libro, dal titolo fin troppo eloquente: «La strage degli innocenti».

Professore, che cosa lo ha più ha colpito dell'ultimo rapporto Istat sull'Italia?

Quello che tutti sanno: che l'Italia è ferma, che non si produce ricchezza o se ne produce pochissima, più o meno quella fisiologica che producono anche i cadaveri. Siamo in una posizione grave, perché non producendo ricchezza non si amplia il ciclo economico e non ci sono nuovi posti di lavoro. E dunque cosa succede in un simile momento che prevedo per altro molto lungo, forse un lustro o due? Chi ha il posto se lo tiene, e giustamente dal loro punto di vista i sindacati proteggono questa fascia sociale. Però qui c'è un'intera generazione che cerca di entrare nel mercato del lavoro e non ce la fa. Tra i 18 e 25 la disoccupazione è del 30%, più di tre volte del dato nazionale. Stiamo per diventare l'unico paese tra quelli tecnicamente progrediti che sta azzerando una generazione di giovani da cui dipende il suo futuro.

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PIU' POTERI AL PREMIER? PER VIOLANTE SE PO FA'


News image Una volta che uno entra nello schema bipolare arriva diritto al presidenzialismo, senza nemmeno accorgersene. Violante da questo punto di vista è un caso da manuale. «Il Quirinale ha poteri 'liquidi - ha detto questa mattina - non vedo la necessità di toccare quel ruolo. Vedo la necessità di rafforzare poteri e ruolo del presidente del Consiglio». Tombola!
Luciano Violante, a 'La telefonatà su Canale 5, ha affrontato il tema delle riforme del sistema istituzionale e non ha usato mezzi termini. «C'è certamente da potenziare il ruolo del presidente del Consiglio, di qualunque colore, tanto nel governo quanto in Parlamento, attraverso il potere di chiedere il voto in data fissa dei provvedimenti del governo, la nomina e revoca dei ministri, la sfiducia costruttiva», ha spiegato l'ex presidente della Camera aprendo di fatto al presidenzialismo. «La fiducia - ha continuato - dovrebbe essere data al presidente del Consiglio e non al governo nel suo complesso». Per Violante però le prerogative del Presidente della Repubblica debbono restare tali e quali ad ora : «Il Quirinale ha poteri 'liquidì, regolati dal rapporto con il Parlamento e con il presidente del Consiglio. Il presidente della Repubblica è garante dell'equilibrio tra i poteri dello Stato, dell'esercizio dei poteri politici. Non vedo la necessità di toccare quel ruolo». «Non capisco perchè - continua ancora Violante - queste riforme non si facciano, sono tutti d'accordo. Non si fanno riforme che servono e si propagandano riforme che non servono o sono dannose. C'è una larga materia su cui si può concordare. Nella scorsa legislatura avevano raggiunto una intesa tra maggioranza e opposizione, mi rincresce che non siano state riprese quelle riforme. Se l'avessimo fatto, a distanza di due anni e mezzo, avremmo un sistema piu efficiente»... e Berlusconi avrebbe ancora più poteri di quanti ne ha oggi.
controlacrisi.org

 

L'intuito di Walter Veltroni


News image 1. Veltroni lancia Calearo: «Adesso iniziamo a credere di poter vincere». (lastampa.it 3 marzo 2008)

2. Governo, Calearo: "Berlusconi mi ha nominato consigliere per l'export". (corriere.it 5 maggio 2011/Antonio Pala)

FONTE: Facebook, pubblicata da Informare Per Resistere il giorno domenica 8 maggio 2011 alle ore 22.58.1.

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05-05-11
GOVERNO: CALEARO CONSIGLIERE BERLUSCONI PER COMMERCIO ESTERO (SCHEDA)

(ASCA) - Roma, 5 mag - L'imprenditore vicentino Massimo Calearo Ciman, 55 anni, e' il nuovo consigliere personale del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per il Commercio estero. Un imprenditore ''prestato alla politica'', per usare la definizione cara al premier, che nasce nel settore delle telecomunicazioni, a capo di un'azienda con oltre 200 dipendenti che produce antenne per auto e antenne mobili ad alta tecnologia per le tlc.

Nel 2008 e' presidente di Federmeccanica, dopo aver guidato la Associazione industriali di Vicenza ed avere guidato la contestazione a Berlusconi proprio in occasione delle assise a Vicenza di Confindustria.

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L'acqua pubblica è l'antidoto al populismo


di Marco Bersani* (Liberazione del 08/05/2011)
I referendum dei prossimi 12 e 13 giugno assumono una rilevanza strategica per la situazione politica e culturale del nostro Paese.
Con la vittoria del Sì al referendum contro il nucleare si porranno le basi non solo per fermare il folle rilancio di una produzione energetica obsoleta, dis-economica, dispregiativa dell'ambiente, della vita e del futuro, bensì per ridiscutere l'intera politica energetica basata su un modello «dissipatore, termico, centralizzato e militarizzato» a favore di un nuovo modello «conservativo, rinnovabile, territorializzato e democratico».
Ma sarà soprattutto con la vittoria dei 2 Sì ai referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua che si sanzioneranno per la prima volta dopo due decenni le politiche liberiste attraverso un voto democratico e popolare.
Nello specifico del tema, con i due referendum sull'acqua si sancirà la fuoriuscita dell'acqua dal mercato e la fuoriuscita dei profitti dalla gestione del servizio idrico integrato, aprendo la strada per la definitiva ripubblicizzazione dello stesso e per la sua gestione partecipativa, democratica e socialmente orientata.

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Wu Ming: Abbandonare le illusioni su Bologna, immaginare un nuovo tempo


Nei giorni scorsi, qualcuno ha detto che Maroni, a Bologna, non è il benvenuto.
A noi pare il contrario.
La Bologna di oggi è la città che fa per lui. Il suo razzismo è lo stesso di molti bolognesi.
Per settimane, la città è stata invasa da manifesti elettorali leghisti che incitavano all’odio verso gli stranieri, rappresentati come laidi, mostruosi, prevaricatori. Un’iconografia da Terzo Reich.
Nella Bologna del mito – bonaria, ospitale, circonfusa del suo alone rossastro – quei manifesti non sarebbero durati un giorno. Ci sarebbe stata una levata di scudi generale, come se qualcuno avesse imbrattato le foto dei partigiani di fianco al Nettuno. Ma quella Bologna non c’è più, e forse non c’è mai stata. Un elettore bolognese su tre si esprime a favore del candidato sindaco leghista. L’è ‘d Bulåggna, al s’ ciama Manes, l’à da èser un brèv ragazól. E’ giovane, è simpatico, si capisce quello che dice.

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SFOLLAGENTE AI VIGILI, SI TAV, ED APPLAUSI A MARCHIONNE. MA DAVVERO SEL A TORINO APPOGGIA FASSINO?

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Ci viene da chiederci come facciano i nostri amici di Sinistra Ecologia e Libertà a sostenere un candidato come Fassino. Le dichiarazioni di oggi sono identiche ad un candidato del PDL.

TAV: FASSINO, BEL PASSO IN AVANTI = Torino, 3 mag. - (Adnkronos) - «Si è fatto un bel passo avanti verso l'avvio dei lavori per la costruzione della Torino-Lione. Grazie al lavoro intelligente dell'architetto Virano e di quanti hanno operato per raccogliere le istanze delle comunità della Val di Susa e per superare gli ostacoli, si è finalmente in grado da far decollare l'opera strategica per Torino e per il Piemonte». Così il candidato sindaco di Torino per il centro sinistra, Piero Fassino, esprimendo soddisfazione per l'esito positivo del tavolo istituzionale sulla Tav Torino-Lione che si è svolto oggi a Roma.
 

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