Da mirafiori a Termini Imerese
DA MIRAFIORI A TERMINI IMERESE
In questi caldi giorni di luglio Marchionne e la dirigenza Fiat stanno cercando di chiudere una partita che, se condotta fino in fondo, porterà ad un deciso peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro.
Dopo aver distribuito consistenti dividendi agli improduttivi azionisti e premiato i suoi dirigenti con aumenti di stipendi, la Fiat nega il premio di produzione ai suoi operai ,cioè a coloro che hanno reso possibile l'attivo del Gruppo nel 2009, l'anno a cui dovrebbe riferirsi il bonus.
Il premio nel 2008 era stato pari a 1260 euro, l'anno scorso era stato taglieggiato e ridotto a 600 euro, mentre per quest'anno si procede all'azzeramento. D'altra parte nel 2009 a Tichy, in Polonia, nonostante i record produttivi il premio è stato ridotto del 60%.
Finalmente Marchionne mostra la sua vera faccia: dopo che per anni è stato osannato come l'uomo che ha salvato la Fiat dal baratro, l'uomo venuto dal Canada, l'uomo del fare, l'uomo che si rivolge agli operai chiamandoli “colleghi”, adesso l'uomo impone le sue condizioni nel modo più brutale. Una maschera questa che ha catturato il consenso di un ampio ventaglio di parti politiche e sindacali, una maschera che oggi è caduta ed è rimasto il volto del padrone di sempre orientato a far pagare il cosiddetto "rilancio" del gruppo ai dipendenti in termini di riduzione dei diritti (sciopero) e delle pause, di mobilità interna ed esterna, di aumento dei turni e delle ore lavorative, di cassa integrazione e di disponibilità agli straordinari se necessari. Infatti il Piano Fiat prevede, per l'Italia, un aumento della produzione dalle attuali 650.000 automobili fino a 1.400.000 unità programmate per il 2014, mantenendo inalterato il numero degli operai. Questo vuol dire che tutto ciò comporterà un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Forte dell'appoggio di Confindustria, del Governo, di CISL-UIL e parte della CGIL, appena firmato l'accordo separato per lo stabilimento di Pomigliano alla vigilia del referendum del 22 giugno, Marchionne dichiara in modo arrogante che non si sarebbe accontentato di una vittoria di misura dei sì, ma che avrebbe voluto almeno il 90% dei consensi per tirare dritto con il suo disegno. Questo plebiscito però non c'è stato. Il 40% dei lavoratori di Pomigliano che si sono espressi contro questo accordo, sono il sintomo di una resistenza inaspettata per la direzione Fiat. Ed infatti la reazione non si è fatta attendere: le rappresaglie di questi giorni ricordano i peggiori anni di Valletta. I licenziamenti negli stabilimenti di Mirafiori, di Melfi e di Pomigliano sono il sintomo di un certo nervosismo da parte della dirigenza Fiat di fronte alla inaspettata resistenza mostrata dai lavoratori.
Gli scioperi della scorsa settimana organizzati dai delegati più combattivi di Fiom e Cobas nello stabilimento di Mirafiori, al di là della più immediata valenza economica relativa al premio di produzione, hanno visto una partecipazione che non si vedeva da anni. Questo è il sintomo di un risveglio: evidentemente gli operai al ricatto di Marchionne hanno deciso di rispondere in modo risoluto e determinato, dimostrando di saper cogliere quegli elementi negativi, in termini di arretramento di diritti e di conquiste, che vi sono nell'accordo firmato a Pomigliano.
Invitiamo quindi tutti i lavoratori a partecipare attivamente alle mobilitazioni dei prossimi giorni, rispondendo con la lotta ai Marchionne, ai Bonanni ed a tutto il loro codazzo da Santa Alleanza.
Per la difesa del nostro salario, contro lo scippo del P.D.R., contro le repressioni ed i licenziamenti, e per la difesa di tutti gli stabilimenti, da Mirafiori a Termini Imerese.
ASSEMBLEA LAVORATORI AUTOCONVOCATI TORINO – A.LA.TO

