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Economia e Lavoro

Manifestazione a Pisa contro il pagamento del debito

DOBBIAMO FERMARLI
ASSEMBLEA A PISA 27.9.2011 ORE 18 PIAZZA GARIBALDI

Giornata di mobilitazione il 27 Settembre e assemblea nazionale a Roma il 1 Ottobre

Quelli che... il debito non lo paghiamo Anzi, siamo creditori!

Martedi' 27 Settembre a partire dalle ore 1730, concentramento in Piazza Garibaldi a Pisa, si ritroveranno i promotori dell'appello "Dobbiamo fermarli" per la campagna: No all'Europa delle banche, noi il debito non lo paghiamo! La campagna verrà lanciata sabato 1° ottobre con un'assemblea nazionale al teatro Ambra Jovinelli di Roma, ma a Pisa ci sarà questa iniziativa del 27 settembre che si concluderà con una assemblea alla Biblioteca comunale alla presenza di Sergio bellavita, segretario nazionale Fiom e di tanti altri delegati Cgil, Cobas, Usb e di lavoratori e lavoratrici non iscritti ad alcun sindacato

La proposta di non pagamento del debito pubblico italiano diverrà una campagna di massa in tutto il paese che coinvolgerà posti di lavoro, territori, istanze sociali e culturali con l'intento di rompere il ricatto e respingere le manovre imposte dai diktat della Banca Centrale Europea e di quelli che i firmatari definiscono il governo unico delle banche.

Con il pretesto di pagare il debito, si stanno distruggendo diritti, servizi e condizioni di vita per lavoratori e cittadini, già stremati da decenni di politiche di tagli.

L'appello lanciato alla fine di luglio, ha raccolto al momento più di 1.500 adesioni in tutta Italia tra delegati sindacali, attivisti sociali, esponenti di movimenti e forze politiche della sinistra alternativa.

Saranno organizzate iniziative nel centro cittadino

La giornata si concluderà con l'assemblea cittadina in Biblioteca Comunale , ore 21,15,alla presenza di Sergio Bellavista della segreteria nazionale Fiom e di delegati del sindacalismo di base e della Cgil

COORDINAMENTO 'DOBBIAMO FERMARLI' PISA

 

Manifestazione a Pisa contro il pagamento del debito

DOBBIAMO FERMARLI
ASSEMBLEA A PISA 27.9.2011 ORE 18 PIAZZA GARIBALDI

Giornata di mobilitazione il 27 Settembre e assemblea nazionale a Roma il 1 Ottobre

Quelli che... il debito non lo paghiamo Anzi, siamo creditori!

Martedi' 27 Settembre a partire dalle ore 1730, concentramento in Piazza Garibaldi a Pisa, si ritroveranno i promotori dell'appello "Dobbiamo fermarli" per la campagna: No all'Europa delle banche, noi il debito non lo paghiamo! La campagna verrà lanciata sabato 1° ottobre con un'assemblea nazionale al teatro Ambra Jovinelli di Roma, ma a Pisa ci sarà questa iniziativa del 27 settembre che si concluderà con una assemblea alla Biblioteca comunale alla presenza di Sergio bellavita, segretario nazionale Fiom e di tanti altri delegati Cgil, Cobas, Usb e di lavoratori e lavoratrici non iscritti ad alcun sindacato

La proposta di non pagamento del debito pubblico italiano diverrà una campagna di massa in tutto il paese che coinvolgerà posti di lavoro, territori, istanze sociali e culturali con l'intento di rompere il ricatto e respingere le manovre imposte dai diktat della Banca Centrale Europea e di quelli che i firmatari definiscono il governo unico delle banche.

Con il pretesto di pagare il debito, si stanno distruggendo diritti, servizi e condizioni di vita per lavoratori e cittadini, già stremati da decenni di politiche di tagli.

L'appello lanciato alla fine di luglio, ha raccolto al momento più di 1.500 adesioni in tutta Italia tra delegati sindacali, attivisti sociali, esponenti di movimenti e forze politiche della sinistra alternativa.

Saranno organizzate iniziative nel centro cittadino

La giornata si concluderà con l'assemblea cittadina in Biblioteca Comunale , ore 21,15,alla presenza di Sergio Bellavista della segreteria nazionale Fiom e di delegati del sindacalismo di base e della Cgil

COORDINAMENTO 'DOBBIAMO FERMARLI' PISA

 

La chimera di una crescita che non ci sarà

Gli alti e bassi, ma sostanzialmente bassi, dei cosiddetti mercati, ci fanno capire che nei prossimi anni, e per molto tempo ancora, non ci sarà alcune «crescita»: né in Italia (dove la manovra ha messo una pietra tombale su qualsiasi velleità di rilancio economico), né in Europa, Germania compresa: che sconterà presto il disastro a cui sta condannando metà dei suoi partner commerciali.

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Un accordo poco “igienico”. Ecco un esempio di applicazione dell’accordo interconfederale

CCNL Igiene Ambientale: salari ridotti, zero diritti, nessuna democrazia sindacale
 
L’accordo del 28 giugno ha avuto dei precursori nei firmatari del CCNL dell’igiene ambientale pubblica, contratto che mette insieme il peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e un attacco senza precedenti alla democrazia sindacale.
 
Questo contratto è stato siglato da Cgil-Cisl-Uil-Fiadel-Ugl e da Federambiente (che riunisce le aziende pubbliche che si occupano di raccolta e gestione dei rifiuti per conto degli enti locali).
Ecco cosa prevede: a) Il CCNL allunga la durata a tre anni sia per la parte economica che normativa (come previsto dall’accordo sulla contrattazione a suo tempo non firmato dalla Cgil); b) per la parte salariale prevede in 3 anni un aumento al 3°livello operaio di €.120,00 lordi di cui 105 in paga base e 5 nel fondo pensionistico (e quindi chi non vi è iscritto li perde); c) compressione verso il basso dei livelli; d) maggior libertà per le aziende per liberarsi dei lavoratori considerati poco produttivi; e) istituzione di un’assistenza sanitaria integrativa gestita da sindacati e aziende e per il momento con il costo a carico delle aziende; f) penalizzazione economica (trattenuta dai 15 ai 35€ dal premio di risultato) per la malattia breve (5 giorni); g) trasformazione del premio di produzione in premio di risultato, che sarà individuale e potrà differenziarsi da lavoratore a lavoratore anche nella stessa unità produttiva; h) non applicazione del CCNL negli appalti in cui saranno impiegate cooperative sociali incentivando ulteriormente la precarietà; i) il contratto potrà essere modificato nei successivi 6 mesi in corrispondenza della firma del settore privato per un riallineamento dei costi.
 
E come se non bastasse al CCNL è allegato un protocollo di intesa sulle elezioni e modalità di funzionamento delle RSU che attende la ratifica della parte padronale.
Questo protocollo prevede: 1) l’obbligo per i sindacati non firmatari per presentare le liste di farle controfirmare dal 20% dei lavoratori dell’azienda; 2) l’autentica delle firme da parte del capo del personale; 3) nessun obbligo per i sindacati firmatari di raccogliere firme e mantenimento per gli stessi della riserva del 33% dei posti (quindi con il 17% dei voti avranno la maggioranza); 4) divieto di presentazione di liste congiunte tra sindacati diversi; 5) dimezzamento delle ore di assemblea in capo alle RSU in favore delle sigle firmatarie; 6) i membri delle RSU non possono avere nessun incarico in istituzioni, partiti e movimenti politici; 7) nella contrattazione aziendale i poteri e le competenze contrattuali delle RSU sono congiunti a quelle dei sindacati firmatari e quindi non possono prendere decisioni dissonanti da quest’ultimi.
 
Va denunciato che questo CCNL e il protocollo RSU non sono stati sottoposti a nessun voto e in ogni città c’è stata una modalità di illustrazione diversa. Ad esempio a Roma la Cgil ha fatto assemblee separate presentando emendamenti parziali (senza toccare il testo sulle RSU), che servivano solo a placare il forte dissenso tra i lavoratori, ma senza nessun risultato pratico visto che a fine luglio sarà firmato definitivamente.
Da tutto questo appare chiaro come non solo questo contratto segna un arretramento da punto di vista salariale e dei diritti, di negazione del carattere pubblico del servizio sanitario e un’incentivazione del lavoro nero e sottopagato ma siamo in presenza di un attacco frontale alla democrazia sindacale e alla partecipazione democratica dei lavoratori. Questo contratto segna un altro passaggio nella trasformazione di questi sindacati non solo in strumenti della concertazione ma parte attiva nella gestione delle politiche aziendali.
 
Facciamo appello ai lavoratori e alle lavoratrici, a delegati/e, alle strutture sindacali comunque collocate, ad esprimere il più vivo dissenso con tutte le modalità che riterranno idonee contro questo attacco alla democrazia che non riguarda un solo settore ma potrà coinvolgere tutto il mondo del lavoro pubblico e privato.
 
Coordinamento lavoratori/trici autoconvocati/e contro la crisi
 

Intervista a Beniamino Lapadula: «Manovra di destra, l'Ue chiedeva meno tagli»

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di Fabio Sebastiani (Liberazione del 03/07/2011)


Intervista a Beniamino Lapadula, Cgil, responsabile dipartimento Economia

Che definizione complessiva daresti di questa manovra?

E' una manovra di destra nel senso più pieno del termine. Non solo non è una manovra a favore della crescita ma è una manovra con con l'ammontare dei tagli avrà riflessi negativi anche su quella che già si si stimava bassissima. Una crescita bassa non può non creare grossi problemi a sua volta sugli stessi conti pubblici. Il rapporto infatti è tra debito e Pil.

Una manovra suicida...

Resta l'interrogativo di fondo sul perché il Governo italiano abbia scelto di fare una manovra più pesante di quanto richiedeva l'Unione europea. Poteva scegliere un sentiero più graduale. E' vero che l'Italia ha uno stock di debito più alto ma anche vero che l'indebitamento annuale. Si sarebbe potuto contrattare qualcosa di diverso. C'è un ulteriore errore fatto dal governo italiano. Probabilmente, Tremonti ha pensato che solo con una drammatizzazione così forte potesse riuscire a controllare la finanza pubblica, e con un presidente del consiglio che fa altre cose.

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La flessibilità inamovibile di Ichino CO.

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di ANDREA FUMAGALLI - IL MANIFESTO del 23 GIUGNO 2011
La lettera che Pietro Ichino, noto giuslavorista e senatore del Pd, ha inviato al Corriere della Sera il 20 giugno scorso, provoca un certo fastidio. L'argomento è il rapporto tra contratto nazionale e contratto aziendale. Com'è noto, il tema è stato posto all'attenzione nazionale dall'operare della Fiat che pretende la deroga alle norme stabilite dal contratto nazionale in nome di contratti aziendali, di solito peggiorativi in tema di condizioni di lavoro e di salario.

L'augurio di Ichino e di buona parte del Pd, nonché dei sindacati concertativi, è che si proceda verso «uno snellimento del contratto nazionale, pur conservandone l'inderogabilità, per lasciare più spazio alla contrattazione aziendale». Attenzione, non si parla di aggiungere eventuali accordi aziendali alle norme sancite dai contratti nazionali, ma di stabilire «a quali condizioni ed entro quali limiti il contratto aziendale possa sostituire la disciplina contenuta in quello nazionale». Tutto ciò in un contesto in cui, ricorda Ichino, «due terzi dei lavoratori italiani non sono coperti dalla contrattazione aziendale». Il ragionamento è quindi il seguente: riduciamo il peso del contratto nazionale a vantaggio della diffusione del contratto aziendale, ovvero riduciamo la rigidità della disciplina collettiva a favore della flessibilità contrattuale aziendale.

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L'EUROPA COMANDA TREMONTI OBBEDISCE, MANOVRA DA 43 MILIARDI ED IN PENSIONE A 67 ANNI

 

Ecco chi paga la crisi dei padroni. Un nuovo intervento sulle pensioni, oltre a quello di cui già si parla per le donne del settore privato che dovrebbero vedersi alzare l'età pensionabile a 65 anni è previsto per gli uomini che andrebbero in pensione a 67 anni. La notizia, questa mattina viene riportata da repubblica che cita indiscrezioni uscite ieri dal cantiere sulla manovra da 43 miliardi che il governo si appresta a varare tra il 28 e il 29 giugno. Una manovra che come si vede prospetta un nuovo aumento dell'età pensionabile per tutti gli italiani così come prevedono le ricette decise in Europa.

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La linea del Piave di Tremonti Subito la manovra da 40 miliardi

Fonte: repubblica

"Anticipare la manovra". Se mai ci fosse stato ancora un dubbio, sospeso tra i pronunciamenti demagogici del Grande Imbonitore di Arcore e i riposizionamenti strategici del Gran Cerimoniere di Pontida, la sortita di Moody's l'ha spazzato via in un colpo. Giulio Tremonti, adesso, si sente più forte. E ha un'arma in più per difendersi dall'accerchiamento di Berlusconi e Bossi: rilanciare sulla linea del rigore. E varare subito, prima dell'estate, la maxi-manovra da 40 miliardi, che dovrà portare l'Italia al pareggio di bilancio entro il 2014. È l'unica risposta possibile, da offrire all'Europa e ai mercati, per tenere il Paese al riparo dalla "sindrome greca".

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Manovra correttiva, si attende la mega stangata di Tremonti

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Slitta l'approvazione. Allarme per le ipotesi allo studio del Tesoro. Con l'aumento dell'età pensionabile per le donne nel settore privato il governo potrebbe ufficializzare il divorzio dal paese. Ma Berlusconi mostra sicurezza: "Non siamo preoccupati"

di rassegna.it
Si allungano i tempi della manovra correttiva, prevista da oltre 40 miliardi, che il governo deve varare per rientrare dal deficit entro il 2014, in base ai parametri europei. Il varo dovrebbe slittare a martedì 28 giugno. In un primo momento il decreto di correzione dei conti doveva essere approvato già questa settimana; poi il via libera è stato rimandato a giovedì 23 giugno e adesso è ulteriormente slittato. Oggi (16 giugno) il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha riferito che la manovra sarà approvata dopo la verifica in Parlamento (che si concluderà mercoledì prossimo) e dopo il consiglio europeo dei capi di Stato e di governo in programma per il 24 giugno.

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MARIO DRAGHI SPIEGATO AL POPOLO

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Mario Draghi

«Le riforme strutturali per rafforzare la competitività delle economie ed il potenziale di crescita devono essere la priorità dell'agenda politica non solo nei Paesi colpiti dalla crisi del debito». Non ci possano essere «scorciatoie» alla crisi del debito: «La risposta sta anzitutto nelle politiche nazionali, nell'attuazione completa dei piani di aggiustamento concordati. Alla solidarietà tra i Paesi membri nell'Unione deve corrispondere il senso di responsabilità ed il rispetto delle regole».

Traduzione

Noi non sappiamo come uscire dalla crisi. Sappiamo però che per competere nel mondo globalizzato abbiamo bisogno di tenere basso il costo del lavoro e l'inflazione, quindi tutti devono aderire alla logica monetarista facendo sacrifici. Fatelo in tutti i modi, con finanziarie lacrime e sangue, destrutturando i contratti di lavoro, aumentando la flessibilità, privatizzando il welfare, e facendo lavorare più a lungo tutti.
PS. Che a nessuno venga in mente di far pagare la crisi alle banche che l'hanno provocata.

 

Fabbrica Italia, tra Fincantieri e Marchionne

di DUCCIO VALORI - IL MANIFESTO del 11 GIUGNO 2011

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un paio di episodi dai quali appare in tutta evidenza la mediocre qualità della classe imprenditoriale italiana. Il primo episodio è quello del piano industriale di Fincantieri, inizialmente presentato come foriero di lacrime e sangue (per gli operai, naturalmente!) e subito ritirato davanti alle giustificate proteste di Castellammare, di Sestri e di Riva Trigoso, i cantieri destinati alla chiusura e al ridimensionamento. Il management della società, peraltro pubblica, si è giustificato dicendo di non aver trovato appoggi né a destra né a sinistra.
 

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occupazione: cnel, allarme giovani senza studio ne' lavoro

Fonte: kataweb

E' urgente una strategia per rilancio dell'occupazione soprattutto di giovani e donne, in un contesto in cui si assite al drammatico aumento dei cosiddetti 'neet', (not in education, employment, or training) giovani che non studiano e non lavorano. E' l'allarme lanciato dal presidente del Cnel, Antonio Marzano, nel corso di un'audizione svoltasi presso la XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati .

 
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