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Capitalismo e territorio

Un bel resoconto della lotta No TAV in Val Susa

Più chiaro di così non si poteva. Il movimento No Tav ha inviato alla
politica, al governo, ai poteri forti un messaggio inequivocabile: le
manifestazioni vanno come decidiamo noi, tutti insieme. Perché la
divisione tra buoni e cattivi l’hanno inventata i vostri media, perché
siamo pacifici e pacifisti ma se qualcuno si sogna di vederci rassegnati
alla prevaricazione e alla militarizzazione di questa terra può anche
scordarselo. Tutto questo con buona pace degli allarmismi e delle
criminalizzazioni preventive a mezzo stampa, delle minacce di un
ministro degli Interni sempre meno credibile, dei «buoni consigli» del
Pd torinese – che ha invitato a disertare la marcia – e delle
perquisizioni che si sono svolte nei giorni scorsi.

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FRANCESCO GUCCINI NO TAV

Le Alpi toccano il cielo, sono iperuranie e spirituali. L’Appennino è più basso, terragno, spurio. Sarà anche per questo che sulle Alpi, in Val di Susa, il treno ad Alta Velocità non riesce ancora a sfondare le proteste e gli scudi umani, mentre sull’Appennino tosco emiliano lo scavo delle gallerie è andato avanti senza grandi opposizioni, finché non ci si è trovati di fronte a danni irreparabili.

Strano, per una montagna la cui storia è legata a doppio filo con la Resistenza, che in quei boschi trovò l’arma in più per combattere il nemico. Del resto, solo una retorica da quattro soldi dipinge i valsusini come montanari ottusi, egoisti, che vogliono essere «padroni a casa loro».
In realtà, la forza del movimento No Tav sta nella competenza diffusa e nell’aver saputo coinvolgere anchela gente di pianura. Nulla di simile è accaduto tra Bologna e Firenze, perché le due città voltano le spalle all’Appennino, lo considerano un ostacolo alla viabilità e semmai un luogo di villeggiatura “minore”, per anziani in fuga dal caldo.
DA
NOTAV.INFO

 

Luca Mercalli: Veri numeri di un’opera inutile. Flop ad Alta velocità

Le grandi opere non le vuole più nessuno, salvo chi le costruisce e la politica bipartisan che le sponsorizza con pubblico denaro. Dell’inutilità del Ponte sullo Stretto non vale più la pena di parlare, e dell’affaruccio miliardario delle centrali nucleari ci siamo forse sbarazzati con il referendum. Prendiamo invece il caso Tav Val di Susa. Per i promotori si tratterebbe di un progetto “strategico”, del quale l’Italia non può fare a meno, sembra che senza quel supertunnel ferroviario di oltre 50 km di lunghezza sotto le Alpi, l’Italia sia destinata a un declino epocale, tagliata fuori dall’Europa. Chiacchiere senza un solo numero a supporto, è da vent’anni che le ripetono e mai abbiamo visto supermercati vuoti perché mancava quel buco.

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Lettera a Fassino di una nonna valsusina

 

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Caro Piero Fassino,
sono una vedova ottantenne, militante NO TAV e fino a poco tempo fa iscritta DS a Rivoli. Abito a Villarbasse da sola perché mio marito è deceduto meno di due anni fa. Dopo la tua recente comparsa al TG regionale, in cui ribadivi seccamente la volontà del PD e tua personale di forzare assolutamente la resistenza dei NO TAV all’inizio dei lavori per il TAV, sia con la forza pubblica sia con l’intervento del pur esecrato governo con l’esercito, ho sentito di doverti dire qualcosa. Già mi aveva amaramente delusa a questo riguardo la posizione in generale del tuo, e prima anche mio, partito per decenni. Da te però non mi aspettavo la durezza che hai dimostrato poiché tra i politici credo tu sia tra i pochi che conoscono la Valle di Susa, da dove trai le tue origini, nella sua conformazione fisica e nel sovraccarico già ora di ferrovia, autostrada, due strade statali. I tuoi genitori sono sepolti nello stesso cimitero dei miei e recentemente anche di mio marito.

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VALDISUSA, ITALIA: APPELLO CONTRO LE FORZATURE DEI PROTAV

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Torino Lione: bisogna tener conto di quali sono i bisogni prioritari per il miglioramento delle reti locali e nazionali di trasporto pubblico in Italia, dello stato delle risorse pubbliche, e della esigenza di non compromettere ulteriore territorio.
Qualunque cosa si pensi sulle effettive necessità presenti e future di potenziamento infrastrutturale tra l’ingresso a Torino da Milano fino alla Francia, è assurdo che si cominci scavando un grande tunnel di servizio a Chiomonte in Val di Susa, che servirebbe solo eventualmente tra chissà quanti anni, come supporto collaterale del secondo tunnel ferroviario sotto le Alpi.
Che ci siano soldi europei per finanziare questo tunnel della Maddalena non è una ragione sufficiente per validare l’opera.
No alle soluzioni militari e di forza. Chiediamo che si prendano in seria considerazione le obiezioni basate su razionali argomentazioni tecniche presentate dalle associazioni ambientaliste nazionali Legambiente – WWF, Italia Nostra, Pro NATURA – anche con ricorso al Tar della Comunità Montana Val di Susa, da Coldiretti, studiosi ed economisti di diversa formazione. Chiediamo che si sospenda il progetto e il cantiere per procedere invece a un riesame razionale e democratico delle priorità delle Grandi Opere.

Giorgio Airaudo, Anna Donati, Domenico Finiguerra, Monica Frassoni, Paolo Hutter, Luciano Gallino, Livio Pepino, Luca Mercalli, Marco Ponti, Michele Curto, Livio Sera.

FIRMATE CON NOI QUESTO APPELLO, PARTECIPATE ALL’EVENTO E INVITA CHI VORREBBE PARTECIPARE


https://www.facebook.com/event.php?eid=192377497477006

 

VITTORIO EMILIANI; SULLE SCORIE RADIOATTIVE LA SOLUZIONE ANCORA NON C’È

L’Italia è stato uno dei primi Paesi ad investire nelle centrali atomiche, mezzo secolo fa, ai tempi di Felice Ippolito. Ma è stato anche uno dei primi ad uscirne col referendum del 1987 dopo Chernobyl. Purtroppo la dismissione, sempre complessa, di quei primi impianti - Trino, Latina, Garigliano (Caorso è successiva) - non è mai terminata e continuiamo a pagarla salata. Ecco uno dei problemi centrali, ovunque irrisolto: dove depositare, in piena sicurezza, le scorie radioattive la cui durata è plurisecolare o, addirittura, plurimillenaria. Lo ammettono anche i nuclearisti più convinti come il “guru” americano Richard Garwin: «Le scorie radioattive sono tuttora un maledetto rompicapo», ha detto a Roma pochi anni fa. Altro problema di fondo: il costo altissimo delle centrali odierne e quello, non meno elevato, del loro smontaggio. Non a caso nel più nuclearista dei Paesi europei, la Francia, i costi dell’atomo sono stati caricati sul bilancio della Difesa, cioè sulla sicurezza nazionale.

 

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GIORGIO NEBBIA: Le ragioni del Sì ai referendum

Il decano dell'ecologia italiana spiega i referendum


Settimana di referendum ecologici. Uno di questi, quello con la scheda “Grigia”, chiede ai cittadini se si vuole o no abrogare una legge che rende possibile l’installazione di centrali nucleari in Italia. Nel 2008 il governo ha deciso di costruire, con i francesi, quattro centrali nucleari di grande potenza e da allora ha emanato varie leggi che stabilivano i criteri di insediamento delle centrali, di scelta delle località in cui le centrali sarebbero state installate, ha stabilito la costituzione di una agenzia per la sicurezza nucleare. Nei mesi successivi si è sollevato un vasto movimento di protesta, sulla base del ricordo dei disastri alle centrali di Three Mile Island in America (nel 1979) e di Chernobyl in Ucraina (1986). Molte popolazioni ricordavano che i loro territori erano già stati riconosciuti non adatti ad “ospitare” centrali nucleari perché esposti a terremoti e alluvioni o perché povere di acqua.

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NO TAV: FASSINO INVOCA IL PUGNO DI FERRO MENTRE NIKI SFOGLIA LE MARGHERITE

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«Si tratta di garantire che si dia corso ai lavori per la Torino-Lione nei tempi previsti». Al termine della sua prima giunta comunale a Torino, Fassino annuncia che domani durante il Comitato per l'ordine e la sicurezza in prefettura a Torino, chiederà al ministro dell'interno, Roberto Maroni: « di compiere tutti i passi e gli atti necessari per raggiungere questo obiettivo». Il che fatti due conti vuol dire SI TAV con ogni mezzo necessario. Chiedere a Maroni il pugno pesante contro una popolazione che manifesta democraticamente contro uno scempio ambientale senza senso è un atto vergognoso sensa precedenti che pesa sull'intera politica nazionale. Invece che fare le baruffe chiozzotte con Bersani e sfogliare le margherite delle primarie il buon Niki Vendola dovrebbe dire a Fassino di interrompere questa escalation che rischia di esasperare gli animi. Sono oramai giorni che il PD torinese invoca l'utilizzo dell'esercito nei cantieri contro il movimento NO TAV, e sono ormai giorni che SEL che appoggia la giunta   resta in incantevole silenzio sull'intera vicenda.

 

Guido Viale - L'acqua inonda la politica

Che cosa lega i risultati dei referendum - se riusciranno a scavalcare i cavalli di frisia della Corte Costituzionale e del quorum - al "vento che cambia" delle ultime elezioni amministrative (un vento sempre più simile a quello che riempie le piazze di Atene e della Spagna contro l'azzeramento di ogni aspettativa per le nuove - e le vecchie - generazioni, ma che ha un preciso riscontro nelle rivolte che stanno cambiando il panorama politico del Mediterraneo e del Medio Oriente)? Per rimanere in Italia, con un occhio però ai paesi vicini, e al di là del ripudio di un modo di governare e di uno stile di vita che si è imposto per due decenni e più a tutto il paese, uno dei punti su cui tenere gli occhi puntati sono le opportunità che si aprirebbero con l'abrogazione dell'art. 23 bis della finanziaria 2008 (la norma che impone privatizzazione e svendita dei servizi pubblici locali), restituendo a sindaci e amministrazioni comunali le leve di una politica economica e industriale: quella che governo e opposizione, prigionieri del pensiero unico secondo cui non ci sono alternative al dominio dei mercati e della finanza, hanno da tempo rinunciato anche solo a formulare. Il quesito referendario restituisce ai sindaci - se lo vogliono - la possibilità di disporre di un insieme di "bracci operativi" per realizzare il loro mandato: che non è svendere il territorio per incassare oneri urbanistici al posto dell'Ici, o "salvare l'ordine pubblico" minacciato dai migranti musulmani; ma mettere in grado di governarsi tutti coloro che abitano su un territorio.

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giappone: fukushima peggio del previsto, radiazioni doppie

Fonte: kataweb

Il Giappone ha raddoppiato le stime sulle radiazioni fuoriuscite dall'impianto nucleare di Fukushima, nella settimana successiva al terremoto/tsumami dell'11 marzo. L'agenzia per la Sicurezza nucleare e Industriale del Paese (la Nisa, nell'acronimo in inglese), sostiene che in quella settimana fuoriuscirono nell'atmosfera 770mila terabecquerel (la stima precedente era di 370mila). I dati sono stati rilasciati alla vigilia del primo incontro di un gruppo di esperti indipendenti che cercheranno di chiarire le cause di quello che e' stato il peggior incidente nucleare, dai tempi di Chernobyl. Il responsabile del gruppo, un ricercatore dell'universita' di Tokyo sull'errore umano, Yotaro Hatamura, ha detto nel corso della riunione che 'l'energia nucleare ha un'altissima densita' di energia ed e' pericolosa: e' stato un errore -ha osservato- considerarla sicuro' .

 

Le pallottole spuntate del Pd

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da no tav.info
Se pensavamo di esserci abituati al punto più basso di questo partito ecco che i prodi democratici ci stupiscono ancora una volta sulla vicenda Valsusa.

Mentre il popolo notav difende il territorio alla Maddalena (giorno 13 della libera Repubblica della Maddalena e 37 maggio per l’architetto Virano), il Pd Torinese dopo aver chiesto insieme ad alcune fazioni degli industriali piemontesi l’avvio del cantiere con ogni mezzo necessario, oggi chiede a gran voce l’invio dell’esercito in Valle di Susa.

Usando a pretesto l’invio di una lettera con alcuni proiettili ali parlamentari Esposito e Merlo, tifosi del Tav a livelli esagerati, e dandone la paternità al movimento notav senza alcun dubbio, ecco che il Pd sabaudo sale in cattedra e da lezioni di determinazione al governo: “Ora tocca al governo rendere evidente che c’è un indirizzo chiaro per dare serenità a coloro che sono chiamati ad agire in prima linea per garantire la realizzazione dell’opera e se sarà necessario istituire un sito di interesse strategico nazionale per garantire l’avvio dei lavori quella decisione avrà il sostegno del Pd”. Ovvero prendete con la forza l’area della Maddalena e metteteci i militari a presidiarla, i valsusini hanno oltrepassato il limite e vanno schiacciati!.

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Gli oncologi in campo «Il nucleare fa male al referendum votate sì»

ROMA. A sei giorni dall’appuntamento referendario, e mentre va avanti a ritmo serrato la battaglia dei comitati promotori per portare alle urne almeno 25 milioni di italiani, il fronte antinucleare trova un nuovo sponsor di punta: gli oncologi italiani o per essere ancora più precisi l’Associazione di oncologia medica (Aiom), riunita in questi giorni a Chigaco per il congresso dei colleghi americani.
«Il nucleare fa male, è cancerogeno. Per questo l’invito che facciamo ai cittadini è quello di votare sì ai referendum del 12 e 13 giugno», ha dichiarato ieri, a margine del convegno negli States, il presidente dell’Aiom, Carmelo Iacono. «Il problema è che il nucleare non è controllabile e ciò è stato dimostrato in Giappone. Al contrario ci sono tante possibilità di ottenere energia pulita da fonti alternative. Dunque lasciamo stare il nucleare», ha aggiunto Iacono senza giri di parole e con buona pace delle opinioni del professor Umberto Veronesi, il più celebre tra gli oncologi italiani, che ha sempre difeso le centrali atomiche e che nei mesi scorsi, dietro decisione del governo, aveva assunto la presidenza dell’Agenzia per la sicurezza nucleare.

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